“Succede”.
Tutto “Cuor di Briosssch” sta racchiuso in questa unica, semplice
parola. Tre sillabe che nella loro semplicità espressiva
nascondono invece un complicato ed algebrico calcolo del destino, un
concetto semplice nella forma ma con un procedimento ostico da
seguire.
Annalisa Fracasso ci
racconta di Chiara, perché è risaputo che parlare
degli altri è più semplice che farlo di sé
stessi. Una tecnica diffusa nello psicodramma, dove si usa la terza
persona per facilitare alla nostra mente il compito dell’obiettività.
Questi appunti di vita
padana, come ama chiamarli l’autrice, sono in realtà degli
spaccati esistenziali affacciati su un modo di concepire la vita, più
che sulla vita stessa. I tratti descrittivi, da vero diario, sono in
realtà spesso sostituiti da riflessioni in agrodolce che
trasformano il diario in una sorta di filosofia di vita. Il fil
rouge dell’intero libro va infatti ricercato nel come Chiara
affronta la vita padana, che solo all’apparenza è un viver
comune.
Una storia la cui
parvenza di semplicità sottolinea uno scorcio di vita
entusiasmante e variegata, e che cela nel suo sottobosco la forza e
la determinazione di averla resa irrequieta e affascinante, di averla
resa nebbiosa e solare allo stesso tempo, di non aver permesso a
nessun luogo comune di trasformarla in un’esistenza qualunque.
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