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Nel 1947, Evita Peron, nel corso del suo viaggio in Europa e in
particolare in Italia, ebbe occasione di visitare la Riviera Ligure di
Ponente, rimanendo affascinata dal lungomare di Bordighera. Lo
percorse decine di volte per una giornata intera, a qualsiasi ora del
giorno e della sera.
Ne parlò così bene in giro per il mondo che molti lo vollero visitare
e nessuno rimase deluso.
Gli amministratori locali del tempo, onorati e lusingati da quel positivo
ritorno d’immagine, vollero rendere omaggio alla First Lady
dando il nome Argentina al lungomare.
‘Lungomare Argentina’ inizia alla fine degli anni sessanta e continua
‘lungo il mare’ fino in Argentina, dove incontra la situazione
sociale, economica e politica che ha caratterizzato tutto il Sud America
negli anni settanta.
Noi Europei consideriamo la nostra storia come la Storia e le vicende
degli altri continenti ci interessano solo marginalmente.
Roberto Buscarini ha avuto occasione di visitare il Sud America
alla fine degli anni novanta ed è rimasto particolarmente colpito dal
dramma che i suoi coetanei hanno dovuto subire venti anni prima.
Le loro testimonianze sono alla base del racconto. L’autore ha cercato
di essere equidistante e di non esprimere giudizi che solo la
storia con il passare degli anni potrà fare.
-E tu da che parte stai?-
Quante volte un giovane si è sentito rivolgere questa domanda da
sconosciuti personaggi emissari di un potere ottenuto con la forza?
-Se stai dalla nostra parte ce lo devi dimostrare, denuncia i sovversivi,
studia i tuoi parenti, interroga i tuoi amici, osserva i colleghi di
lavoro, vedrai che qualcuno trovi. Se non stai dalla nostra parte, ti
prendiamo e ti facciamo sparire, ben inteso dopo averti fatto un po’
soffrire, che così qualche nome comunque ce lo darai.-
E allora addio agli ideali, ai sogni, ai progetti di vita.
Questo romanzo vuol essere una speranza che ciò che è successo in
Sud America negli anni settanta, non possa mai più accadere e che
i nostri figli non debbano essere costretti a scelte di vita che li salvi
facendo soffrire altri, quelli che sono loro vicino. Sacrificarsi non
sarebbe servito, qualche nome bisognava farlo, quanto meno per
porre fine alla tortura.
Il protagonista compie un viaggio nel tempo e nello spazio, dieci
anni tra due continenti, dai venti ai trenta anni, dalla Riviera Ligure
al Mar della Plata. Dall’unica preoccupazione di trovare una ragazza
per la sera in discoteca alla speranza di una fuga da un regime
dittatoriale.
L’idea di intitolare ogni capitolo con una canzone è interessante e
presenta aspetti di originalità. Come se la vita fosse un film e ci sia
in sottofondo una colonna sonora.
Le canzoni sono le più varie, dal tango al reggae, dalle canzoni napoletane
alle romanze liriche, senza un’esatta successione temporale.
A pensarci bene, è proprio così. Le tappe significative delle vita
di ognuno di noi non necessariamente sono connotate dalla musica
in voga in quel periodo.
Il testo delle canzoni non ha volutamente a che fare con il contenuto
del capitolo. Le canzoni sono una personale play list dell’autore, che
in fondo ha il solo scopo di far cantare mentalmente il lettore e di
predisporlo meglio alla lettura.
Giusto per dare una nota diversa, c’è anche una poesia.
Concludendo, leggendo questo romanzo si ha come l’impressione
di cavalcare ben più di un trentennio di storia, in quanto le note emotive
toccate da Buscarini hanno sfumature di ritmo e colore sempre
diverse e ben distanziate tra loro.
Come travolti da un valzer si vive l’adolescenza del protagonista,
per poi finire tra le spire lussuriose di un tango che termina inevitabilmente
con... questo sta al lettore scoprirlo.
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